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Come arrivarci:
Percorrere la A26 fino a Gravellona Toce, proseguire sulla S.S. 33 del
Sempione uscita Crodo, seguendo le indicazioni per Baceno/Val Formazza.
Arrivati nel centro di Baceno si prende la strada comunale che
sale a Devero ed in breve si raggiunge Beola di Croveo dove si
parcheggia. Attenzione, in questo periodo lavori di cantiere
consentono il traffico solo ad orari limitati.
Nel
girovagare sui nostri monti questa volta ci è venuto il desiderio di
incamminarci su antichi sentieri alla ricerca di primitive tracce, per
cui niente di meglio che ricalcare i sentieri dei walser. Su consiglio
dell’amico Marcello, abbiamo ripercorso questo itinerario ad anello che
ci ha permesso di immergerci letteralmente in quello che fu il
patrimonio di conoscenze del popolo Walser, protagonista di
migrazioni che contribuirono a costituire colonie in numerosi paesi
alpini. Abituati alle dure condizioni dell’ambiente montano si
stabilirono a quote elevate, in aree solitarie, affinando tecniche che
permisero loro di vivere continuamente a queste quote, sviluppando
metodi pastorali, di coltivazione e di costruzione con legno di larice e
abete per edificare abitazioni e fienili, stilando codici
comportamentali atti a garantire la sopravvivenza comunitaria in un
ambiente naturale aspro e sfavorevole. La nostra escursione prende avvio
da
Beola dove, ben indicato (H4), inizia il vecchio sentiero che per
sette secoli ha rappresentato il naturale collegamento del villaggio di
Agaro con Croveo e Baceno. Il sentiero si stacca dal paese e sale fino
alle baite di
Cima Chioso m. 938 (h 0,30) che superiamo per iniziare una
lunga traversata verso sinistra, che ci immette agli ampi terrazzi
naturali scolpiti dai ghiacciai dove si annidano nuclei di baite
semplici ma eleganti, piccole nelle dimensioni ma grandi nelle
tradizioni. Perveniamo a
Mollio Alto m. 1318 (h0,45;1,15). Il sentiero ora si impenna
letteralmente per superare una
bastionata rocciosa in cui sono stati ricavati gradini in pietra che
ne agevolano la risalita e ci adducono a due piccole baite che ci
anticipano il primo nucleo dell’alpe
Suzzo Basso m.1485 (h0,30;1,45). Flavio (
www.cappef.com ) è affascinato dallo scenario che si presenta ai
nostri occhi, così come Claudio, Ezio, Franco ed il sottoscritto.
Non ci saremmo mai aspettati di poter gettare lo
sguardo all’interno delle baite e ritrovarvi, ancora in ottimo stato
di conservazione, molti degli attrezzi agricoli in uso in quei
tempi; un vero e proprio museo;
rastrelli,
gaule, seghe,
scarponi, suppellettili,
materassi imbottiti con foglie di faggio,
preghiere devozionali e l’immancabile
stube che, con il suo calore contribuiva a rendere meno tristi le
lunghe giornate invernali. Un involontario brivido ci percorre la
schiena e ci aspettiamo di vedere apparire, da un momento
all’altro sulla soglia di una delle baite, un essere umano che,
intimidito e sorpreso dal nostro passaggio ci osserva con
circospezione?!? ma la nostra è solo suggestione. Oggi purtroppo buona
parte di queste costruzioni sono, desolatamente abbandonate e destinate
ad un inesorabile decadimento. Risaliamo il sentiero e la vista spazia
fino alle cime del Devero, raggiungiamo le dirute baite dell’alpe
Suzzo Alto m. 1667 (h0,15;2,00) e ci apprestiamo a scendere
in direzione del
Lago di Agaro che improvvisamente appare ai nostri occhi. Il lago
prende il nome dall’omonimo alpeggio, un antico insediamento Walser, il
più piccolo e il più elevato (m. 1561) comune dell’Ossola, abitato
fino al 1936 quando, le politiche di sfruttamento idroelettrico nella
zona, decisero di sacrificare le povere case del paese per provvedere
alla produzione di energia in modo autonomo. Nel momento in cui fu
forzosamente abbandonato contava meno di 40 abitanti. Due anni dopo, la
società Edison decise di costruire, in quella sperduta vallata, una
diga che trasformò l’ampia pianura alluvionale lunga più di due
chilometri in un
invaso di 20 milioni di metri cubi che, con le sue acque, sommerse
gli agglomerati di Agaro e Margone. Passando alti,
superiamo residui nevai, raggiungiamo l’imponente costruzione della
diga che attraversiamo per raggiungere la sua base (h0,30;2,30)
dove sostiamo per la pausa pranzo e la classica
foto ricordo. Riprendiamo il cammino, e iniziamo a scendere per il
sentiero che si allontana dalla galleria che sale da Ausone e scende
sulla destra lungo un buon sentiero, segnavia bianco/rossi. Superate
alcune malridotte cappelle votive, il sentiero scende fino al Rio d’Agaro
che si attraversa per continuare su di un tratto particolarmente esposto
ed a precipizio sul torrente, superato il quale ci ritroviamo in
quel che resta degli inselvatichiti prati/pascoli dell’alpe
Pioda Calva m. 1231 (h0,45;3,15), continuiamo nella nostra
discesa che a tratti ci presenta suggestivi scorci sul sottostante... ma
proprio sottostante...
abitato di Croveo, superiamo Mollio Basso ed altri
sparsi casolari per arrivare
di nuovo al bivio da cui in mattinata avevamo intrapreso la salita
seguendo il suo sviluppo di destra. Ancora pochi passi e siamo di nuovo
a Beola da cui scendiamo per un breve tragitto in direzione di Baceno
per riguadagnare la macchina che avevamo lasciato prima
dell’interruzione stradale dovuta ad un cantiere di lavoro che vieta il
transito nelle ore diurne. Termina anche oggi (h1,00;4,15) questa
sbalorditiva escursione che ci ha portato a camminare nella storia
ripercorrendo sentieri che presentavano notevoli rischi, numerose croci
alla memoria restano a testimoniare la pericolosità del percorso che per
sette secoli ha rappresentato il cordone ombelicale che ha unito gli
agaresi a Baceno.
Escursione di media
difficoltà; alcuni tratti da Suzzo Alto alla diga di Agaro e da poco
prima di Pioda Calva a Beola sono da percorrere con attenzione in quanto
ripidi ed esposti. |