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Sta conquistando il pianeta mentre noi la trascuriamo: la città d’arte tutta italiana che fa impazzire i turisti

ArezzoDove vanno a finire i farmaci che ingeriamo, la scoperta che non ti aspetti: tutta la verità - escursionando.it

Tra arte rinascimentale, cucina autentica e piazze spettacolari, Arezzo resta la grande dimenticata dei viaggiatori italiani.

Quando si parla di viaggi in Italia, le stesse città tornano sempre al centro del discorso. Firenze, Roma, Venezia. Le grandi capitali culturali, quelle delle foto perfette, quelle che finiscono su ogni guida, ogni post social, ogni itinerario da weekend. Ma nel cuore della Toscana c’è una città che non urla, non si mette in mostra, eppure conquista chiunque la veda. Una città che il mondo ci invidia, che gli stranieri inseriscono come tappa fissa, e che gli italiani — quasi per abitudine — continuano a saltare. Si chiama Arezzo. E chi ci arriva per la prima volta spesso si chiede perché non ci sia già stato.

Arte che ha fatto scuola nel mondo e piazze che tolgono il fiato

Arezzo non ha bisogno di inventarsi nulla. È città d’arte per diritto ereditario, per geografia, per storia. È qui che Piero della Francesca ha lasciato uno dei suoi capolavori più noti: la Leggenda della Vera Croce, custodita nella Basilica di San Francesco. È qui che nasce Giorgio Vasari, artista, architetto, biografo degli altri artisti, testimone dell’epoca d’oro del Rinascimento. Ed è sempre qui che Cimabue firma uno dei suoi crocifissi più noti, conservato nella Basilica di San Domenico.

Arezzo

Il cuore di Arezzo batte in Piazza Grande, una delle piazze più affascinanti d’Italia – escursionando.it

Il cuore di Arezzo batte in Piazza Grande, una delle piazze più affascinanti d’Italia: inclinata, irregolare, circondata da architetture che vanno dal medioevo al rinascimento. Il Loggiato Vasariano corre lungo un lato della piazza, mentre la Pieve di Santa Maria guarda con i suoi loggiati sovrapposti e il celebre campanile delle 100 buche. A dominare tutto, il Palazzo della Fraternita dei Laici, che tiene insieme gotico e rinascimento come fosse la cosa più naturale del mondo.

Sopra la città, sul punto più alto, si trova il Duomo dei Santi Donato e Pietro. Al suo interno, ancora Piero della Francesca, con una Maddalena potente, intensa, che osserva i visitatori in silenzio. Poco lontano, la Fortezza Medicea e il Parco del Prato, un polmone verde che guarda verso la vallata.

Chi cerca musei, trova molto: quello archeologico, il museo Vasari, il museo d’arte medievale e moderna. Chi cerca solo di camminare senza meta, scoprirà angoli inaspettati, cortili, scorci. Qui, ogni pietra racconta una stratificazione secolare. Nessuna finzione, nessun restyling: Arezzo è rimasta così, con i suoi silenzi pieni di senso.

Cucina vera, osterie autentiche e un ritmo che non si finge

Arezzo è anche un posto dove si mangia sul serio. Nessuna cucina vetrina per turisti. Le osterie servono bruschette con salsiccia e tartufo, pici al ragù di cinghiale, lumache e soprattutto trippa, considerata tra le più buone d’Italia. I vini, rigorosamente locali, portano nel bicchiere il profilo delle colline che circondano la città.

Nonostante tutto questo, gli italiani la snobbano. Forse perché non è diventata un brand. Forse perché non si presta ai selfie di massa. O forse perché ha scelto di non urlare, di non farsi promozione aggressiva. Arezzo si lascia scoprire, e per chi lo fa, è una scoperta che cambia la percezione della Toscana. Meno retorica, più viva.

Gli stranieri la amano. Entrano nelle botteghe, visitano le chiese, si fermano a mangiare, spesso per più giorni. Gli italiani passano accanto, diretti altrove. Ma chi decide di fermarsi capisce subito che Arezzo ha qualcosa di raro: l’autenticità. E oggi più che mai, è un valore che non si improvvisa.

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