In un contesto di turismo globale in crescita, la qualità dell’esperienza offerta dalle città è sempre più legata non solo alle attrazioni.
Un recente studio condotto da Radical Storage, basato su oltre 70.000 recensioni online di turisti raccolte nell’ultimo anno, ha evidenziato come alcune delle mete più amate, tra cui diverse città italiane, mostrino ancora notevoli criticità in questo ambito.
La classifica globale: tra metropoli e città storiche
Lo studio internazionale colloca al primo posto di questa graduatoria negativa Budapest, con quasi il 38% delle recensioni che lamentano problemi di pulizia. Seguono città simbolo del turismo mondiale come Las Vegas (31,6%), influenzata dal turismo notturno e di massa, e Parigi (28,2%), dove la manutenzione degli spazi pubblici è spesso oggetto di critiche. Anche New York e Barcellona, pur restando mete ambite, mostrano percentuali significative di giudizi critici, confermando una tendenza chiara: più una città è frequentata da visitatori, più è complesso mantenere elevati standard di igiene percepita.
La top ten delle città più sporche comprende inoltre Francoforte, Bruxelles e Il Cairo, tutte con problematiche simili legate all’afflusso turistico e alla gestione urbana.

Le città italiane nella classifica delle più sporche al mondo – www.escursionando.it
Roma, capitale e cuore pulsante della storia e della cultura italiana, si posiziona al secondo posto tra le città percepite come più sporche, con il 35,7% delle recensioni che segnalano problemi di igiene e decoro urbano. Accanto a monumenti simbolo come il Colosseo, che nel 2025 continua a essere meta di milioni di visitatori, è crescente la segnalazione di degrado e insicurezza sanitaria. Recenti video e testimonianze documentano la presenza di ratti e rifiuti accumulati nelle aree limitrofe all’Anfiteatro Flavio, suscitando indignazione tra i turisti e sollevando dubbi sull’efficacia delle strategie di pulizia e derattizzazione adottate dalla città.
Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), a Roma si stima una popolazione di circa 10 milioni di topi, pari a 3,5 roditori per abitante, un dato allarmante che riflette le difficoltà nella gestione del ciclo dei rifiuti e nella manutenzione degli spazi pubblici. La situazione appare aggravata da inefficienze negli appalti per la derattizzazione, che risultano bloccati o ritardati, e da una riorganizzazione incompleta del servizio di spazzamento da parte di AMA, l’azienda municipale dei rifiuti.
Oltre alla Capitale, anche altre tre città italiane figurano nella lista delle più criticate per la pulizia: Firenze, con il 29,6% di recensioni negative, soffre l’alta densità pedonale e le difficoltà operative nel centro storico medievale, ma si distingue per la sperimentazione di tecnologie innovative come i cestini intelligenti dotati di intelligenza artificiale per migliorare la raccolta differenziata. La situazione appare ancora complessa a Milano (26,8%) e Verona (26,2%), dove la pressione turistica intensa, soprattutto nei centri storici, contribuisce a mettere sotto stress i servizi di igiene urbana.
Le città più pulite: modelli di eccellenza
Sul fronte opposto, la classifica delle città più pulite vede primeggiare Cracovia (Polonia), seguita da Sharjah (Emirati Arabi Uniti), Singapore, Varsavia e Doha (Qatar). Queste località si distinguono per normative rigide, ingenti investimenti in infrastrutture e campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e visitatori, trasformando la pulizia urbana in un vero e proprio marchio di qualità riconosciuto a livello internazionale.
Città sporche in Italia (www.escursionando.it)






