Val formazza

PASSO DI NEFELGIU’  m. 2583

 

Luogo di partenza : Riale m. 1728

Dislivello: m. 855

Lunghezza: km. 11


Escursione effettuata in data 11-Agosto-2003 in compagnia di Claudio ( precisazione superflua ) e della sua gentile consorte Gianfranca.

Da come si era conclusa la precedente camminata,era abbastanza evidente che non ci saremmo accontentati di quella per altro splendida uscita,ma che avremmo ripercorso a breve altri sentieri della Val Formazza.Si dice di battere il ferro finchè è caldo e,noi non ce lo siamo fatto ripetere due volte,dopo una breve telefonata di intesa,ci ritroviamo al solito parcheggio di Gravellona e partiamo per destinazione Riale.Questa volta ci fa compagnia anche Gianfranca che vuole seguirci in una delle nostre abituali sgroppate;la cosa fa molto piacere e rende la gita più tranquilla e meno forsennata ( io e il socio,quando siamo soli camminiamo a “ cò bass “ e via andare.
Raggiungiamo la piana di Riale , dove si forma il Toce dall’unione del Rio Roni con il Rio del Sabbione.Parcheggiamo l’auto ai piedi della diga di Morasco,alta 55 m. e lunga complessivamente 565 m.con una capacità utile dell’invaso di 17.320.000 mc. di acqua,sotto la quale giace l’omonimo villaggio.
Calzati i cavalli di San Francesco ( gli scarponi ),ci dirigiamo a sinistra della diga per risalire le balze prative dell’altopiano del Furkulti m.1900 per incunearsi poi nel vallone di Nefelgiù,dirigendosi verso il passo che si apre tra l’omonimo Corno e le pendici della punta del ghiacciaio di Ban,mettendo in comunicazione la conca di Morasco con quella del Vannino.Tre lancinanti suoni di sirena richiamano la nostra attenzione,ma altro non sono che il segnale acustico lanciato dalla diga,quale avvertimento per coloro che si trovassero nei pressi del fiume prima che vengano aperte le paratie che rilasciano l’acqua che andrà ad alimentare la Cascata. Giunti,ed attraversato i prati del piccolo pianoro,si riprende la strada di servizio dell’alpe e con diagonale verso destra ci dirigiamo verso le baite dell’alpe Nefelgiù ( m. 2049 ore 1 ).
Lungo la strada abbiamo modo di osservare dall’alto lo specchio d’acqua del lago di Morasco a cui fanno da contorno le stupende montagne formazzine.
Superato l’alpe,entriamo nell’ampio vallone prima per un tratto erboso in falso piano,poi ci addentriamo nei pressi della strettoia dove scorre il ruscello, il cui greto è ravvivato da una copiosa fioritura;e iniziamo a salire su di un ammasso di detriti seguendo le esili tracce di sentiero accompagnati da segni di vernice e qualche ometto e al termine di questo tratto decisamente faticoso,usciamo nella testata del vallone che diventa più ampia e meno inclinata.Il vallone è molto frequentato dai cercatori di minerali essendo la zona vasta e particolarmente ricca per gli appassionati.
Su sassi instabili,percorriamo l’ultimo tratto sino a raggiungere la sommità del passo,poco più di qualche metro pianeggiante,sul quale individuiamo ed imbandiamo la nostra tavola.
Dal passo si ha una splendida vista sulla sottostante conca di origine glaciale, sulla quale è stata edificata (1916-1921) la diga che lunga 120 m. e alta 30 m. con una capacità dell’invaso di circa 9.500.000 mc. di acqua ha originato il Lago del Vannino,alla sua destra si intravede la parte terminale della sovrastante diga del Lago Sruer o( Obersee ),ottenuta realizzando un sopralzo sul piccolo lago esistente ai piedi del ghiacciaio del Lebendun che lunga 130 m. e alta 8,crea un invaso della capacità di 1.200.000 mc. di acqua che viene fatta defluire nel sottostante Lago del Vannino per alimentare la centrale di Ponte.
Di fronte a noi è ben visibile: a destra,la traccia di sentiero che dal Vannino sale alla”Scatta Minoia “; che aprendosi sulla dorsale di confine fra Formazza e Devero deve il suo nome ad una famiglia di mercanti del luogo che fra il xv e xvi secolo lo usò stabilmente per il commercio lungo la trasversale che,dalla Formazza,portava al passo d’Arbola e quindi nel Vallese.Ai giorno nostri il passo è tappa obbligata per gli escursionisti che percorrono la Grande Traversata delle Alpi lungo la direttrice Devero-Formazza. Sulla sinistra la mole del Monte Giove sovrasta i nascosti laghi del Busin e ben evidente si individua l’omonimo passo che oltrepassato immette nelle terre alte di Devero.
Dal passo la discesa su buon sentiero permette di raggiungere il Rifugio Margaroli m. 2196 e successivamente, continuando su bella mulattiera,raggiungere la stazione di arrivo della seggiovia del Sagersboden, da cui si può puntare su Canza,oppure seguendo la pista di sci portarsi a Valdo.Alla vista di cotanto scenario,scatta in me e in Claudio l’irrefrenabile voglia di effettuare il giro completo,per cui anche questo itinerario entra nel nostro taccuino, ( eravamo scarsi ).
Ritornando alla escursione in corso ; rifocillati a dovere ritorniamo sui nostri passi e iniziamo a scendere pian piano a valle cercando di incamerare quante più visioni possibili.
Arrivati nei pressi della diga di Morasco,troviamo conferma di quanto segnalato dal suono della sirena del mattino,infatti la diga riversa nel sottostante torrente una notevole quantità di acqua che nel periodo estivo viene rilasciata normalmente per alimentare la cascata a fini turistici.Anche noi decidiamo di scendere e di approfittare di questa occasione per immortalare quello che ormai è diventata una rarità da non perdere in quanto,per esigenze di energia elettrica usualmente solo un lieve filo di acqua scende dalle dirupate rocce e lo spettacolo della Casca della Frua non è sempre visibile.
La Cascata è alta 143 m,il fiocco cadente al ciglio è largo circa 25 m.,ma più in basso si allarga notevolmente.Il gradino sul quale precipita la cascata,di origine glaciale, non è a picco ma forma una parete inclinata suddivisa in tre scaglioni.La Cascata assume rilevanza turistica a partire dal 1783 ,quando il De Saussurre ,scendendo dal Gries a Formazza ,osservò attentamente la cascata rimanendo incantato dallo spettacolo e descrivendone le meraviglie nei suoi “ Voyages dans les Alpes “.
Da allora l’interesse per la Frua cresce diventando la cascata una vera attrazione turistica che stimola lo spirito imprenditoriale di Giuseppe Zertanna che nel 1863 costruisce l’Albergo della Cascata, nei pressi dell’oratorio dedicato alla Madonna della Neve risalente al 1921,proprio al termine della parete rocciosa che costituisce un vero balcone con suggestivo colpo d’occhio sulla cascata ove un ballatoio permette di ammirare senza pericolo il baratro sottostante.Attraverso varie ristrutturazioni e passaggi di proprietà,l’albergo giunge fino al termine della stagione turistica 1973 quando viene definitivamente chiuso e venduto ad una società immobiliare che lo trasforma in mini appartamenti concludendo così un ciclo che possiamo considerare storico.
A conferma di quanto detto,notiamo sulla spalletta di protezione del salto roccioso un cartello che indica:” Cima De Zan “,intitolata a ricordo dello scomparso Adriano ( noto tele/radiocronista di ciclismo ) in occasione dell’arrivo della tappa del Giro d’Italia che nello scorso mese di Giugno è qui terminata. Lontani i tempi in cui :<< si saliva ( o scendeva ) con fatica il ripido sentiero a zig-zag, sul quale non si poteva viaggiare a dorso di mulo >>.
Decidiamo di fotografare la cascata dal basso,per cui scendiamo fino ad oltrepassare la galleria paravalanghe e all’altezza del complesso delle costruzioni di Sottofrua,ci fermiamo cercando di individuare il miglior punto di vista complessivo dal quale immortalare lo scenario delle bianche schiume che spiccano in un contorno di verde mentre fragorosamente cadono nel baratro facendo risuonare tutta la valle.
Appagati e soddisfatti,archiviamo anche questa escursione dandoci appuntamento alla prossima.