Val Divedro

Alpe Quatè m. 1795

Partecipanti:
 
 Gita effettuata in data : 26-Novembre-2008                                                    

 Partenza da: San Domenico m. 1300
 Dislivello totale : m. 589
 Difficoltà : E    
 Effettivo cammino h: 3,45


Come arrivarci:
Si percorre l’autostrada A26 sino a Domodossola, quindi si procede lungo la SS 33 del Sempione sino a Varzo, si segue la strada che risale la Val Cairasca. Circa un chilometro prima del centro di San Domenico, sulla destra parte una strada forestale (indicazioni per il Rifugio Crosta all’Alpe Solcio).

Parcheggiamo l’auto nei pressi della bacheca che riporta le indicazioni per il Rifugio Crosta all’Alpe Solcio, ultimiamo i preparativi, calziamo da subito le ciaspole e iniziamo a risalire la strada forestale che si presenta ripida e molto ben innevata. La temperatura è di circa  meno sei gradi,  Flavio ( www.cappef.com ) indossa il suo originale copricapo e subito si mette in... testa al gruppo. Entriamo in un fitto bosco ancora adornato dalla neve caduta in precedenza che, mantenendosi sui rami, rende tutto ovattato e decisamente suggestivo. Raggiungiamo lAlpe Fernone m. 1451 (h0,20) e, sempre seguendo la strada, risaliamo il pendio che ci introduce alle baite dell’Alpe Dorcia m. 1559 (h0,20;0,40). Il panorama che si presenta ai nostri occhi è semplicemente stupendo, il bosco, all’apparenza fatato, nasconde l'esistenza di uno spiritello spiritoso e burlone che si diverte a far cadere la neve dagli alberi; scopriremo in seguito che si tratta del folletto Flavietto!!! Incontriamo poi un abete già addobbato per il Natale e ci scattiamo una prima foto di gruppo. Proseguiamo il cammino superando vari nuclei di baite e salendo, agli abeti si sostituiscono i larici che, illuminati dal sole, punteggiano con le loro svettanti sagome tutto il vallone dominato dalle sovrastanti sagome del P.zo del Dosso, del Balzo, della Cima di Valle e del P.zo Boni che fanno da corona al Monte Cistella, il cielo terso esalta il contrasto della vegetazione con l’abbagliante colore della neve. Alle nostre spalle, in posizione predominante, svetta il Monte Leone che regna sulla Valle Cairasca. La giornata è stupenda ed il freddo ha allentato la sua morsa, il sole ha mitigato la gelida temperatura mattutina e la neve zuccherina si trasforma crepitando al ritmo della cadenza dei nostri passi. Il nostro cammino continua su di una incontaminata distesa di neve sino a pervenire all’Alpe Moiero (quota GPS) m. 1778 (h0,50;1,30). Continuiamo a seguire il tracciato che si snoda tra due ali di larici e raggiungiamo la massima elevazione della giornata; l’Alpe Balzo m. 1900 da GPS (h0,30;2,00). Superiamo l’ennesima curva del tracciato e iniziamo a scendere verso l’alpeggio di Quatè o Coatè m. 1795  che ci appare, tra le fronde dei larici, ammantato di neve su un bel pianoro soleggiato. Il camminare con le ciaspole ci permette di ammirare con altri occhi le bellezze della natura sotto la neve, raggiungiamo l’alpe (h0,15;2,15) lo visitiamo in ogni suo angolo e ritorniamo sui nostri passi per raggiungere nuovamente l’alpeggio di Moiero Sopra m. 1771 (h0,55;3,10)dove sostiamo per lo spuntino. Con lo sfondo dell’inconfondibile profilo del Monte Leone che si staglia magnifico in un orizzonte dal colore blu cobalto, scattiamo l’usuale foto di rito. Ripartiamo indirizzandoci lungo il pendio immacolato e fuori pista effettuiamo magnifici tratti in neve polverosa, velocemente rientriamo nel bosco e, sempre attenti ai dispetti del folletto birichino, ripercorriamo l’ultimo tratto di strada. Giunti al termine, il nostro prof. Accademico della Mountain University Of “ Cime e Valli del Verbano tiene la seconda lezione congedandoci con i compiti a casa... peccato per Gian Mario e  Franco ( assenti giustificati ) che si sono persi un vero trattato sulla progressione su terreno innevato. Ritornati alla macchina,  (h0,35;3,45) abbiamo il piacere di incontrare e conoscere Marina ed Enrico, nuovi gestori del Rifugio Crosta che, al termine della loro prima stagione, stanno posizionando gli avvisi relativi al periodo di chiusura del rifugio, prima di fare ritorno a casa. Salutiamo i nuovi amici, entusiasti della loro prima esperienza, e ci ripromettiamo di visitarli la prossima stagione. Abbiamo trovato in loro passione ed entusiasmo per la montagna e per le nostre zone, speriamo che tanti altri appassionati salgano al rifugio a trovarli in quanto la loro presenza darà sicuramente nuovo impulso ad una struttura attualmente trascurata. Ciao ragazzi e buona fortuna. Soddisfatti per la splendida giornata trascorsa in un ambiente da favola, rientriamo verso casa.

Escursione priva di qualsiasi pericolo effettuabile con qualsiasi condizione di neve. Lontano dagli impianti di risalita, si percorrono nel silenzio della natura i pendii imbiancati.