Valle Antigorio

                                      Orridi di Uriezzo e Marmitte dei Giganti

Il giardino glaciale dell'Ossola

 
 Gita effettuata in data: 1-Dicembre-2022                             

 Partenza da: Bacenom. 655
 Dislivello totale: m. 200
 Difficoltà: T
 Effettivo cammino h: 3,00

Accesso stradale: Percorrere la A 26 sino a Gravellona Toce, proseguire sulla S.S.33 del Sempione sino all’uscita per Crodo. Di qui si imbocca la SS 659 delle valli Antigorio e Formazza fino a Baceno. Parcheggio libero in Piazza Aldo Moro (all’inizio della borgata di fronte alla farmacia Marinone, vietato il mercoledì per mercato).

Dopo la gita fatta nel 2017 ritorniamo a visitare gli Orridi, partendo questa volta da Baceno, effettuando una escursione più corta che va benissimo: per ricominciare a muovere le gambe dopo un lungo periodo di inattività e per ritrovarsi con gli amici di Anzola che per vari motivi non si vedevano da tempo. La visita agli orridi è una facile e piacevole escursione che ci porterà a scoprire la storia geologica delle Alpi e le tracce lasciate dai grandi ghiacciai alpini, quando diverse migliaia di anni fa arrivavano fino al limite della Pianura Padana. Una passeggiata che dà la possibilità di ammirare uno spettacolo unico nel suo genere: un parco glaciologico di rara bellezza fatto di forre, orridi e tortuosi meandri di roccia dovuti all’enorme lavoro compiuto dalla lenta erosione fluviale ai tempi delle glaciazioni. Uno strabiliante spettacolo della natura che, con un lunghissimo lavoro di erosione del ghiacciaio che ricopriva queste zone, ha modellato le cavità sotterranee in cui scorrevano le acque di fusione. La visita agli orridi la si può effettuare partendo anche da Verampio o da Premia, il punto più lontano e che prevede un itinerario di più lunga percorrenza. Dal parcheggio saliamo fino alla Chiesa di San Gaudenzio, Monumento Storico Nazionale le cui origini risalgono al secolo XI, riservandoci di visitarla al ritorno. Ci incamminiamo lungo la mulattiera in parte lastricata e in parte scavata nella viva roccia che prende avvio sul lato sinistro della chiesa, costeggiando in discesa la parete rocciosa su cui sorge la chiesa. Passati al di sotto delle impressionanti arcate di pietra che reggono l’imponente struttura, percorriamo la mulattiera fino alla piana di Verampio per poi dirigerci a sinistra su pista sterrata e raggiungere Maiesso ed il relativo ponte. Qui si osservano le spettacolari e suggestive forme erosive circolari delle Marmitte dei Giganti, dovute all’azione vorticosa dei torrenti subglaciali. In questo punto le acque di scioglimento dell’antico ghiaccio del Toce si sono riunite formando correnti e vortici che hanno scavato la roccia fino a erodere e rendere visibile il nucleo più profondo della catena alpina, detto Elemento 0, il basamento più antico su cui si è formata la complessa architettura di questa parte dell'arco alpino, un tassello di storia geologica delle Alpi. Questo affioramento roccioso, (in pratica “ il cuore geologico delle Alpi Lepontine”) presenta una caratteristica forma a cupola, tanto che viene definito “Cupola di Verampio” e lo si osserva molto comodamente dal ponte che attraversa il Toce. Osservato questo interessante fenomeno geologico, senza attraversare il ponte si prosegue ancora sulla pista fino all’ingresso dell’Orrido Sud: lungo oltre 200 metri, è attrezzato con scale metalliche e pannelli esplicativi che ne guidano la visita, profondo tra i 20 e i 30 metri, è una sequenza di suggestioni difficilmente traducibili in parole. Anche se la località è chiamata "Orrido di Uriezzo" dal nome della frazione omonima a nordest del crepaccio, il luogo è chiamato dai locali "Tomba d'Uriezzo". Il fondo roccioso non è sempre visibile poiché spesso coperto da uno strato di terriccio e di materiale alluvionale. Superato l’Orrido Sud la strada continua fino al piccolo Oratorio dedicato alla Beata Vergine del Monte Carmelo e a Santa Lucia, costruito tra il 1662 e il 1663, dalle 15 famiglie che componevano la piccola comunità di Uriezzo come ringraziamento per essere sopravvissuti alla pestilenza che colpì l'Ossola nel 1513. Dopo la visita al grazioso Oratorio si riprende nuovamente la mulattiera per Baceno e si fa ritorno alla Chiesa Monumentale di San Gaudenzio che si identifica come uno dei simboli religiosi più importanti e ricchi di fascino dell’intero Alto Piemonte. La chiesa svetta su uno sperone di roccia e sull’esterno campeggia il gigantesco affresco del 1542 raffigurante l’immagine di San Cristoforo che porta il Cristo Bambino. Dopo aver osservato la facciata romanica in pietra locale, il rosone che sovrasta il portale centrale e i vari ampliamenti successivi alla data di costruzione, entriamo per visitarla. All’interno si evidenzia l’ampiezza della chiesa basilicale a cinque navate, divise fra loro da quattro serie di diverse colonne. Il pavimento in notevole salita è formato da lastroni di serizzo. Il dislivello fra l’inizio della navata e la base dei gradini del presbiterio è di circa 90 centimetri. Dopo aver visitato il giardino glaciale dell’Ossola e la Chiesa Monumentale di Baceno, ritorniamo al parcheggio da cui risaliamo in auto per raggiungere il ristorante Cistella a Croveo dove, formando una bella tavolata, consumeremo il nostro pranzo. Al termine chiediamo se fosse possibile visitare l’antico torchio e, molto gentilmente, Veronica si offre di accompagnarci facendoci da guida. Per raggiungere il locale che conserva il torchio, abbiamo occasione di attraversare la caratteristica borgata, superiamo la parrocchiale, edificata nel 1621 e dedicata alla Natività di Maria Vergine, una chiesa dal disegno molto semplice, con una bella porta in legno intarsiato datata 1650. Sul sagrato della chiesa è posto il monumento a Don Amedeo Ruscetta, prete viperaio di Croveo (in quel punto teneva lezioni di cattura dei rettili che venivano poi inviati ad istituti sieroterapici per l'estrazione del veleno). Superiamo la “la casa del Cappellano” la robusta costruzione risalente al 1607 che dopo un accurato restauro è diventata la sede di un museo dedicato all’arte sacra e alla civiltà contadina, intitolato a Don Amedeo Ruscetta. La simpaticissima e cordiale Veronica ci fa strada e raggiungiamo il caseggiato in cui è custodito il vecchio torchio a leva di tipo “piemontese”. L’edificio in pietra si presenta, completamente addossato ad un grande masso di frana che costituisce una delle pareti del fabbricato. La nostra accompagnatrice ci illustra, con dovizia di particolari e competenza, le caratteristiche del torchio, e la funzione oltre che del torchio anche della macina presente all’interno dell’edificio. Il torchio infatti serviva a pressare ciò che in precedenza era stato macinato: pere, mele, canapa in autunno, noci in inverno (dalle quali si ricavava l’olio). In particolare era utilizzato per la pressatura delle pere “ i pir ″, una varietà con frutti a polpa dura, poco gradevoli al palato se mangiati crudi. Queste piccole pere tondeggianti venivano raccolte in avanzata stagione autunnale, frantumate (anche miste a mele) e torchiate per oltre un giorno. Il succo, lasciato fermentare, dava un vinello dolce a bassa gradazione. Ringraziata Veronica per la sua disponibilità e per la dovizia di particolari che ci ha raccontato durante la visita, ritornando verso il parcheggio incontriamo il vecchio lavatoio risalente al 1868 e terminiamo così la nostra visita nella straordinaria conca di Baceno.

La splendida Chiesa Monumentale, le forre, il giardino glaciale degli Orridi di Uriezzo, le marmitte e una ottima compagnia, che ringrazio per avere incoraggiato la mia ripresa, completano questa spettacolare escursione tra storia e natura.

Link: https://archeocarta.org/baceno-vb-chiesa/

https://erbabonavco.it/2021/04/07/1840/