Parco Ticino

                           Anello dell'Abbazia (sentiero delle 5 chiese)                      
 Gita effettuata in data:11-Febbraio-2021                             

 Partenza da: Morimondo m 120
 Dislivello totale: m.50
 Difficoltà: E
 Effettivo cammino h: 5,00

Accesso stradale: Morimondo dista circa 5 chilometri da Abbiategrasso lungo la statale 526 che collega Magenta e Abbiategrasso con Pavia. A Morimondo dovrete lasciare l’auto in uno dei 3 parcheggi a pagamento (con parchimetro) e muovervi a piedi per circa un chilometro lungo il borgo, fino ad arrivare all’Abbazia.
 

L’itinerario che andiamo a percorrere oggi è uno dei numerosi itinerari delle Vie Verdi del Parco Regionale del Ticino contrassegnato dalla sigla V11. Siamo nel Parco Regionale del Ticino, fiume che nel tratto da Abbiategrasso alla Zelata offre uno dei migliori paesaggi sotto il profilo ambientale. La zona a vocazione agricola conserva sul territorio: cascine, terreni coltivati a riso, campi che si estendono su vaste superfici e si possono osservare diversi boschi con pioppi dal fusto diritto disposti in regolari file parallele. A Morimondo ci sono 14 cascine, alcune delle quali derivano direttamente dalle grange fondate dai cistercensi, come Fallavecchia, Fiorentina, Monte Oliveto, Coronate, Basiano. Il borgo (annoverato come uno dei più belli d’Italia) prende nome dalla presenza in loco di una basilica fondata dai Monaci Cistercensi di Miremont. Secondo la tradizione popolare il nome corrisponde al significato di "muori mondo", riferendosi alla vita isolata condotta dai monaci che qui hanno eretto una imponente struttura agricola ed uno splendido monastero: l'Abbazia S. Maria di Morimondo. Il monastero sorge in posizione strategica, ai margini del terrazzo principale, così da costituire una sorta di faro per monaci e pellegrini che transitavano nella zona. La vallata del Ticino che si estende rigogliosa ai piedi del complesso e da cui si diramano diversi sentieri, la rendono un posto magico e fuori dal tempo. Data la particolarità dell’area sulla zona stamani gravita una fastidiosa nebbia che ci impedisce di gustare il paesaggio che ci circonda, comunque fidando in un diradamento con il passare delle ore, ci incamminiamo per percorrere il giro ad anello. Dal piazzale dell’Abbazia (prima chiesa) percorriamo poche decine di metri sulla strada asfaltata e superato il porticato di entrata alla piazza siamo alla base del terrazzo dove iniziamo a percorrere, in senso orario, la strada sterrata del “Sentiero delle 5 Chiese” che ci permette di raggiungere Coronate (Chiesa di S. Maria Nascente). La chiesetta fu la prima sede in cui si stabilirono i primi frati giunti da Morimond. Non è sfarzosa, ma la sua presenza è dignitosa e si inserisce alla perfezione nel contesto del paesaggio. Proseguendo nel percorso si arriva ad un’area attrezzata per la sosta con una bacheca illustrativa. Continuiamo lungo il sentiero che offre una suggestiva vista sul paesaggio agrario in cui risaltano alcune marcite degne di nota. Il cammino procede ora lungo la pista che, dopo una leggera salita, sbuca sulla S.S. 526. Percorse poche decine di metri raggiungiamo la piccola frazione di Fallavecchia, un antico borgo rurale di origine Longobarda (Chiesa di San Giorgio). Una ulteriore bacheca, fornisce le indicazioni utili a raggiungere Besate e la quinta Chiesa, quella di San Michele. Da qui iniziamo il percorso di ritorno e dirigiamo verso Molino dell’Ospitale per poi spingerci fino a visitare la Cascina Lasso da cui ritorniamo fino al bivio precedente per ritornare sul percorso V11 incrociando il sentiero che proviene dalla Cascina Cerina di Sotto e proseguiamo percorrendo un tratto della “Strada delle Cerine”, che unisce le tre cascine Cerina: quella di sotto, di mezzo e di sopra. Tale strada risale ai tempi dei Romani, quando si chiamava “Strada dei mercanti”, noi raggiunta Cerina di Mezzo, continuiamo a seguire il segnavie V11 e facciamo ritorno a Morimondo.

N.B. Lungo il percorso non sono presenti segnalazioni per cui si rende indispensabile seguire una traccia GPS.

CURIOSITA

Fallavecchia L’antico borgo con la sua chiesa di San Giorgio, ha origini che risalgono al periodo longobardo, come suggerisce il nome Fallavecchia, che deriva da fara vetula. Le fare erano aggregazioni di famiglie longobarde dello stesso clan gentilizio che, mettendosi insieme, costituivano non solo dei centri rurali, ma anche dei contingenti militari di occupazione di territori. Nel 1143 l’Abbazia di Morimondo entrò in possesso di Fallavecchia insieme ai terreni circostanti, diventando così una delle più importanti grange monastiche in Lombardia. All’interno della Chiesa di San Giorgio si trova un’antica Madonna con Bambino che, nel 1512 e nel 1514, fu vista piangere lacrime di sangue. La devozione crebbe così tanto che i fedeli riuscirono a raccogliere circa 5000 scudi per poter riedificare la chiesa. Nel 1561, durante il periodo di crisi degli ordini monastici, Fallavecchia con tutti gli altri terreni dell’Abbazia, furono donati da Papa Pio IV all’Ospedale Maggiore di Milano. Fino al 1871 il piccolo borgo di Fallavecchia faceva comune e contava più di 500 anime. I contadini conducevano una vita di duro lavoro che, insieme ad una alimentazione scarsa, portava alla “pellagra”, il cosiddetto “male della miseria”. Le abitazioni dei contadini erano non solo anguste, ma anche malsane. Di notevole importanza fu quindi la decisione della Ca’ Granda, nella seconda metà degli anni ’30 del Novecento, di risanare le case rurali, dando avvio ad una campagna di demolizioni di interi gruppi di case coloniche per riedificarne delle nuove. Dopo aver fornito alle famiglie un alloggio consono, la Ca’ Granda fece costruire nel borgo le strutture educative necessarie ai propri affittuari: asilo e scuola elementare, con annessi alloggi per le insegnanti. Oggi sono rimaste pienamente attive due cascine, dove si allevano mucche - visibili nelle stalle prospicienti la grande corte centrale - e si coltivano cerali e ortaggi, acquistabili nello spaccio della famiglia Puliti. La storia del borgo sarà raccontata durante una visita guidata a cura del Fai.