Alto Vergante

Anello del Monte Falò m. 1080

Partecipanti:
 Gita effettuata in data:27-Marzo-2013                                                      

 Partenza da: Gignese m. 707
 Dislivello totale: m. 373
 Difficoltà: T/E
 Effettivo cammino h: 3,30

Come arrivarci: Dall’autostrada A26 Voltri-Sempione, prendere l'uscita di Brovello Carpugnino e proseguire sulla provinciale in direzione di Gignese/Mottarone. Poco oltre Gignese si raggiunge il ponte sul torrente Agogna. Parcheggiare in zona difficoltoso: l’itinerario parte subito dopo il ponte.

Le previsioni meteo non promettono grandi giornate, ma chi glielo dice agli scarponi che, nel frattempo scalpitano, che è più prudente rimanere a casa? Per non deluderli e desiderosi comunque di fare l’abituale passeggiata infrasettimanale, decidiamo di fare ancora un’uscita “ casalinga ” e ritornare a visitare l’Alto Vergante che offre itinerari poco impegnativi, rilassanti e se si è fortunati, panorami di primordine, purtroppo non oggi. Dopo un veloce consulto con il mio inseparabile socio, decidiamo di effettuare il Giro del Monte Falò. Questo motto, prospiciente il vicino e più celebre Mottarone, può essere esplorato con una piacevole e poco faticosa escursione.  Il Monte Falò si erge a 1080 metri s.l.m. ed è chiamato dagli abitanti del luogo “Le tre montagnette” per le sue tre piccole cime. All’uscita di Gignese, si supera il ponte sull’Erno e si prosegue sino a raggiungere il ponte sull’Agogna. Superato il ponte ed una bella abitazione, sulla curva inizia il sentiero, segnalato con un cartello in legno, difficilmente visibile, che indica la direzione per l’Alpe Torona. Si prosegue sulla sterrata per circa 15 minuti sino ad una curva a destra. Circa 50 metri dopo la curva si abbandona la sterrata e ci si dirige a sinistra, prestare attenzione in quanto non esistono indicazioni di alcun genere, noteremo poi in discesa delle frecce di vernice rossa sulle piante che indicano la direzione da prendere. In breve raggiungiamo un gruppo di baite fatiscenti completamente immerse nel bosco e continuiamo a seguire l’evidente sentiero che, restringendosi, prosegue nel fitto bosco misto di latifoglie. Percorriamo a lungo il sentiero a cui la nebbia presente conferisce un’atmosfera quasi irreale e, superato un tratto su cui sorgono grossi castagni, intuiamo la presenza di alpeggi ancora in buono stato di conservazione ed altri oramai in completo stato di abbandono, finalmente un cartello in legno riporta le indicazioni che confermano il percorso. Continuiamo a contornare la costa boscosa del Monte Falò, superiamo diversi ruscelli e passiamo sopra l’alpe Tirecchia i cui ruderi, in gran parte invasi da rovi e sterpaglie, offrono uno spettacolo decisamente desolante. Rassicurati dalle indicazioni precedentemente viste proseguiamo, superiamo una bella cappella riccamente affrescata e raggiungiamo i prati dellAlpe Malora. Poco distante raggiungiamo la zona del Castagneto Savaronda dove è allestito un’area attrezzata per pic-nic con tanto di campo di calcio e giochi per bambini. Continuiamo lungo l’ampio viottolo che in leggera salita giunge in prossimità di una cappella da cui si dipartono altri sentieri. Pieghiamo a destra, raggiungiamo la strada asfaltata e sul muro di sostegno troviamo finalmente delle indicazioni decenti, le uniche: percorsi pochi passi entriamo nell’abitato di Coiromonte m.810 (h1,30). Entriamo in paese e visitate le sue belle abitazioni, ritorniamo in direzione del ristorante da cui, proprio di fronte, un cartello indica il percorso da seguire per raggiungere la cima del Monte Falò. Ci incamminiamo lungo la strada, inizialmente asfaltata che, superate le ultime case, diventa sterrata e procede lungamente quasi pianeggiante seguendo la dorsale boscosa sino a giungere ad un bivio da cui volgiamo a sinistra cominciando a rimontare il pendio finale puntando verso il sovrastante Alpe Vaighella. Risalendo i pratoni terminali, davanti a noi si para uno scenario di ineguagliabile bellezza, tutto è ammantato di bianco e le numerose betulle ricoperte da uno spesso strato di gelido ghiaccio, ci sembrano ricoperte da zucchero filato e inserite coreograficamente nel paesaggio. Come previsto, la densa coltre nebbiosa ci priva della vista del panorama, che possiamo sempre rivedere e per il quale andiamo in fiducia delle descrizioni di chi è salito nelle limpide giornate, per contro quanto abbiamo modo di vedere ci ripaga ampiamente della sua, mancanza. Scattiamo una innumerevole quantità di foto a questo effimero paesaggio e raggiungiamo la cima più elevata delle tre cimette dove ci soffermiamo per una foto ricordo. Perdurando la scarsa visibilità iniziamo il percorso di discesa e ritorniamo alla base della dorsale dove un chiaro cartello indica l’avvio del cammino per l’Alpe Fey. Ci inoltriamo lungo il largo sentiero, ancora abbondantemente innevato, che scendendo nel fitto bosco di abeti rossi e larici perviene all’alpe dove sorge la baita della Federazione Italiana della Caccia sezione di Armeno. Continuando sul sentiero perveniamo  all’Alpe Torona e da qui, percorso un buon tratto su sterrato, ritorniamo al punto da cui in mattinata avevamo piegato a sinistra e dove sulle piante notiamo le frecce rosse citate precedentemente. Ancora una decina di minuti di cammino e ci ritroviamo di nuovo al punto di partenza. Prima di rientrare effettuiamo alcune soste per visitare la bella chiesetta della Madonna del Sasso e il paese di Gignese  famoso per il suo Museo dell’ombrello, la chiesa parrocchiale, le vie interne in cui ancora sono visibili portoni di notevole fattura. Ritorniamo alla macchina e ritorniamo in ogni caso soddisfatti per aver assistito allo spettacolo che la natura ci ha offerto in una particolare giornata di “ primavera ″.

 Per il panorama nella giornata “ giusta ″ vedi: http://www.in-montagna.it/Monte-Falo/index.html