Val Grande

Anello di Caprezzo

Partecipanti:
 Gita effettuata in data:31-Marzo-2011                                                      

 Partenza da: Cappella Porta m. 974
 Dislivello totale: m. 670
 Difficoltà: E
 Effettivo cammino h: 4,00

Come arrivarci:Da Verbania si sale a Cambiasca e si prende a destra in direzione Intragna e Aurano. Prima di raggiungere Ramello, a sinistra si trova la deviazione per Caprezzo che si raggiunge per poi proseguire lungo la strada asfaltata che in circa 6 Km. si spinge fino alla Cappella Porta.

Lasciata l’auto nello spiazzo sterrato, ci incamminiamo lungo il sentiero che sfianca la cappella con la sua area pic-nic e seguiamo il sentiero contrassegnato dal segnavie N° 9 che si immette in un bel bosco e perviene alla località Pian Trusello (h0,15) da dove, a sinistra, prende avvio il tagliafuoco che conduce alla Cappella Fina. L’itinerario è uno dei sentieri natura del Parco Nazionale della Valgrande denominato: “ All’ombra degli abeti ”, lungo il percorso si incontrano dei pannelli didattici che illustrano le varie forme di vita che si sviluppano nell’abetaia. Superati i ruderi dell’Alpe Cornala (h0,20;0,35), salendo di quota, il sentiero ricalca il tracciato del vecchio tagliafuoco e prosegue quasi pianeggiante nell’ombrosa abetaia sino a raggiungere la sorgente del Bui (h0,25;1,00), che con la sua buonissima acqua alimenta il rifugio del Pian Cavallone. Superata la presa dell’acqua, ci portiamo sulla dorsale dove incrociamo il sentiero che proviene da Sunfai e, svoltando a sinistra  risaliamo gli ultimi metri che ci separano dal rifugio. Poco prima dell’ingresso al rifugio, è collocata una bacheca che illustra quanto un tempo fosse popolata la montagna verbanese. Volgiamo a sinistra e raggiungiamo la linda ed ordinata cappella che sorge sulla dorsale erbosa da cui la nostra vista è gratificata dalla visione di un panorama stupendo; verso sud si vedono il Lago Maggiore ed i laghi varesini, a est le Grigne e il monte Generoso, e ad ovest l’imponente mole del Monte Rosa, sovrasta i monti di Val Grande. Gustandoci questo meraviglioso panorama, risaliamo il ripido pendio che ci porta a raggiungere la sommità del Monte Todano m. 1667 (h0,30;1,30) su cui spicca la grossa croce AVIS. Al termine della breve sosta che ci ha permesso di riprendere fiato e di scattare l’affollata foto di gruppo, riprendiamo il nostro cammino in direzione della evidente cima del Pizzo m. 1644 che  raggiungiamo (h0,25;1,55) percorrendo il filo di cresta al limitare della neve. La gita di oggi è stata pensata e proposta da Avio che, all’unanimità, la compagnia ha nominato affidabile capogita oltre che esperta guida, e sul suo volto risulta evidente la soddisfazione mentre guarda il tragitto fin qui percorso. Dal Pizzo scendiamo lungo lo scosceso pendio che ci porta a raggiungere i ruderi delle baite della Trecciura e successivamente l’Alpe Sunfai (h0,25;2,20). All’alpe ci accomodiamo nel grazioso spazio antistante la baita di Avio e, comodamente seduti al tavolo, consumiamo il nostro pranzo annaffiato dall’ottimo vino gentilmente offerto dal padrone di casa. Degustato un caffé che presentava molti errori (... nel senso che hanno fatto seguito molte correzioni...), riprendiamo il cammino e, superata la roccia su cui è collocata la sagoma dell’uomo orante, ci dirigiamo verso le baite di Gabbio dove, in corrispondenza dell’ultima baita pieghiamo a destra e rasentando la recinzione ci immettiamo in uno stupendo bosco di faggi. Questo tratto di percorso è privo di segnaletica ed il sentiero a tratti non risulta molto evidente per cui bisogna prestare particolare attenzione per raggiungere le baite del corte di Steppio m. 987 (h0,40;3,00) dove alcune baite sono in corso di ristrutturazione. Proseguiamo nel bosco e mentre valicano un rudimentale ponticello, Nick ed Avio si sfidano a singolar tenzone, con Flavio www.cappef.com che riprende tutta la scena. Al termine della contesa, siamo a Pechì, il cammino prosegue e seguendo con attenzione la traccia non sempre evidente, superiamo vari casolari sparsi che, nel più totale abbandono, sono oramai ridotti a ruderi che ingrigiscono l’ambiente circostante. Percorso un altro tratto di sentiero, la sensazione di malinconia che ci aveva assalito nel vedere le macerie di interi casolari, viene immediatamente rimossa dalla vista di una rumoreggiante cascata che ingentilisce la sottostante valletta in cui si tuffa allegramente. Superiamo il torrente e risaliamo lungo la traccia, completamente invasa dal fogliame, che risale il versante della montagna per raggiungere le baite dell’Alpe Fai (h0,45;3,45) nelle cui vicinanze sorgono due ben conservati locali adibiti alla conservazione del latte e dei suoi derivati. Continuiamo a seguire le varie pieghe della montagna e dopo aver superato alcuni corsi d’acqua,  il bosco si fa ora più luminoso e i monumentali faggi lasciano filtrare una maggior quantità di luce, il sentiero prosegue fino a sbucare sulla gippabile che percorsa per un breve tratto, ci permette di raggiungere di nuovo il piazzale  da cui eravamo partiti (h0,15;4,00). Termina anche questa bella escursione che potremmo definire di “ scoperta ” che ci ha permesso di conoscere un versante poco frequentato e conosciuto in cui sono ancora molto evidenti e leggibili le tracce della storia.